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«Vele stanche». Per la paura di essere uomini.

  • Immagine del redattore: Alessia Lombardi
    Alessia Lombardi
  • 5 giu 2021
  • Tempo di lettura: 2 min


«Succede che mi stanco di essere uomo»

Walking around, Pablo Neruda



Un ritorno simbolico, potrebbe definirsi quello di Alessandro Viti, che nella lunga intervista rilasciata a Lo Zibaldone, appena qualche mese fa (https://alessialombardi996.wixsite.com/website/post/la-dialettica-del-fare-intervista-ad-alessandro-viti), preannunciava la ripresa dei lavori di “Marinaio di Terra” – un concept complesso – che segna il definitivo distacco dall’aderenza pop/cantautoriale vecchia scuola delle produzioni precedenti in direzione di un sound più aereo e minimale; che lascerà probabilmente intravedere un percorso autentico, libero (o quasi) da richiami espliciti e contaminazioni.

Ritorno simbolico, si diceva, in quanto sintomo di una duplice rinascita: l’effige dell’artista-chimera, risorto dalle ceneri del proprio passato, si interseca, bacia – occhi dentro gli occhi – l’inconscio sociale, collettivo; ne specchia, accoglie e trasforma le più intime fragilità. “Vele stanche” – primo singolo estratto, da ieri 4 giugno disponibile su Youtube – è un’immersione onirica, ma mai straniante, nelle regioni interne della paura, dello smarrimento, sia pure momentaneo, che coglie quando la riva non è più visibile, la vita sembra sfuggire dal controllo razionale, e navigare non è più una scelta semplice, quotidiana: la voce di Viti procede eterea, a tratti distante, stancata; ad incalzarla le chitarre acustiche, morbide e martellanti, di Massimiliano Stefàno, e la cesellatura accuratissima dei synth – che rimodella le atmosfere introspettive dell’ultimo Nick Cave. Ma la prospettiva è dicotomica (come spesso in Viti, attratto dai concetti speculari): se il timore chiude, aliena, allontana dall’esterno, è la ricerca di un sé spirituale a farsi urgente, a chiedere contatto, rinascita. Luce e soffio dei venti / che passi oltre e mi attraversi – l’invocazione che apre il ritornello, e suggella il nucleo tematico del pezzo con l’impeto, finalmente, la violenza benefica del marinaio che si sbraccia sotto la tempesta – sostieni questa vela / e portami il senso nascosto in questo vuoto apparente / la bellezza che schiude di nuovo il passo alla mente: non è facile navigare, eppure è l’unica scelta possibile per essere vivi. Per essere umani.

Forse Viti non sa di aver scritto tra le pagine più interessanti di questo tempo ancora sospeso, di distanze che sfiancano, di ancora troppo silenzio (qualche secolo fa si sarebbe parlato di poesia civile) – la preghiera laica più bella dell’ultimo decennio.




Videoclip ufficiale di Giorgio Gerardi:

Produzione artistica di Alessandro Viti, Fabio Raponi, Emanuele Mattozzi.

 
 
 

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