CARO M’È ‘L SONNO: il sacro rituale di Susanna Parigi.
- Alessia Lombardi

- 2 dic 2022
- Tempo di lettura: 2 min

Credo sia la mia seconda recensione, questa, a prendere in esame una voce femminile. Ne feci una questione piuttosto radicale perché, sebbene canti da una vita, il termine di paragone in grado di comprendere, di contenere ed esprimere la mia timbrica, la mia scrittura musicale, è sempre stato un uomo. L’ultimo Leonard Cohen, tre anni fa. Un ascoltatore anonimo, in radio, durante la presentazione del mio singolo lasciò questo messaggio: il tuo modo di cantare di ricorda Leonard Cohen. Ne fui orgogliosa, ricordo, fino alla commozione; ma fu quello, forse, il punto di distacco definitivo tra me e la voce femminile: qualcosa di non ben definito me ne negava l’accesso, già all’inizio dell’adolescenza, quando provavo una vergogna insensata, o magari giustissima, per la mia “voce da maschio” – così se ne parlava tra i miei compagni. Ma quello di Susanna Parigi, cantautrice, artista fiorentina tra le più versatili, già collaboratrice di Noa, Pat Metheny, Taketo Gohara) è un piccolo miracolo – scrittura struggente vivida sottile, voce il cui compimento metodico ed emozionale abbatte e scardina ogni categoria, ogni stereotipo; ed è musica pura, suono trasversale.
Un concept iconico (a partire dall’artwork fotografico di Luca Zizioli in copertina), spiccatamente elegante, che nel proprio concreto, tridimensionale astrattismo costruisce la chiave di volta di un’«insostenibile gratuità della perfezione forzata» (Fulvio Paloscia, La Repubblica) – macrocosmo opaco e ineffabile, parallelo e rivelatore di una condizione umana tutta contemporanea, o forse dolorosamente atavica. Caro m’è ‘l sonno (Logo Records, 4 novembre 2022), di radice michelangiolesca, è un ascolto ontogenetico, strettamente connesso al risvolto intimo del dramma – particolare e universale – alle ragioni profonde che lo muovono; un taglio nudo, rivolto «a persone disorientate, senza dimora»: Caro m’è ’l sonno, e più l’esser di sasso, / mentre che ’l danno e la vergogna dura – «quella però che potrebbe sembrare una sconfitta», racconta la Parigi, «è in realtà una esaltante ricerca spirituale. Come nella Melanconia di Durer, l’energia non è paralizzata dal sonno, ma da un pensiero che stenta a trovare vie d’uscita. La libertà e la potenza di questa ricerca sono rappresentate in questo disco da percussioni quasi tribali. Il radicamento, la casa, le fondamenta, dal mio pianoforte». Il timbro a tratti etereo della Parigi, mai saturo, mai ridondante, il sound commisto, pure tendenzialmente pop, cesellato in una squisita atemporalità, funge da meccanismo di ribaltamento all’interno di una narrazione che procede per epifanie interrelate, crude e minuziose, abbacinanti: dalla catartica e mutevole opener, Ferma, attraverso l’inserto ironico e lucidissimo di Oh mio Dio le lezioni di canto, fino alla trasparenza di Tu fuori, io dentro a chiudere una prosopopea sommessa, un canto generazionale delicato – un «sacro rituale di comunicazione» destinato a resistere contro la patina assurda dell’oblio.
Per ulteriori informazioni relative a Susanna Parigi si rimanda alla pagina Facebook ufficiale: https://www.facebook.com/susannaparigifanpage.




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