top of page

«Io e me»: l’ “aurea mediocritas” degli italiani.

  • Immagine del redattore: Alessia Lombardi
    Alessia Lombardi
  • 21 mar 2022
  • Tempo di lettura: 2 min


Se l’aurea mediocritas fosse un concetto recente – invenzione, magnifica sorte e progressiva dell’italiano medio (e non un retaggio oraziano) – sarebbe semplicemente questo: accontentarsi. Accontentarsi di non capire niente.

Di vivere per inerzia, al di là del bene e del male, sulla falsariga dell’ignavia: perché ci sarà sempre qualcun altro ad assumersi il rischio, la responsabilità al posto nostro.

E di giorno in giorno è sempre più palese: guerra, inquinamento, vaccini, reddito di cittadinanza, fino alla fedeltà coniugale – temi “caldi”, campanilistici per l’italianità posticcia, dozzinale – tra fazioni che sono voragini, insanabili, dubbio lecito e complottismo, menefreghismo assoluto, disinformazione.


Contestualizzare un brano come Io e me – ultimo, insolito singolo di Sally Cangiano pubblicato lo scorso 14 marzo (a breve distanza dall’intensa Dimane: https://alessialombardi996.wixsite.com/website/post/legittimare-gli-amanti-una-lettura-di-dimane) – necessita di un approccio critico senza il quale, ad un ascolto leggero e “passivo”, s’incorre nel rischio duplice di confondere – da un lato – la finzione, l’esigenza narrativa, analitica, propria dell’artista e il pensiero, l’etica, le convinzioni dell’uomo Cangiano; dall’altro – di ridurne la produzione (per chi vi si accosta, anche per caso, per la prima volta, da quest’ultima prospettiva) a divertissement scanzonato.

Ma la sostanza, la chiave di lettura è ben diversa. Io e me è uno spaccato pungente, provocatorio, di quella mediocrità, quel “paraculismo”, quel tanto in voga analfabetismo funzionale tutto nostrano: deride e denuda, stigmatizza – con la levità perfettamente anacronistica della macchietta carosoniana – la schizofrenia, il paradosso nevrotico di ciò che ci indigna (negli altri) ma ci piace, ci piacerebbe, per noi stessi. Prototipi di cinismo, trivialità, di coscienza asociale, egoistica, quattro personaggi-caricature: uno pseudo-intellettuale, un ignorante fiero, lo spensierato fancazzista e un militare poco devoto – geografia umana di una contemporaneità contraddittoria, pericolante e pericolosa.

Ma soprattutto ineluttabile.


Al di là del mero intento satirico, la costruzione armonico-melodica del pezzo è un conglomerato potente, erosivo, brillantemente funzionale di tradizioni, culture e forme musicali di matrice comune – latina, ska, partenopea, afroamericana – archetipiche, nella dimensione sonora di Cangiano: un motivo reggae “avvelenato” e giocoso (l’inserto di I Shot the Scheriff nel coro della terza strofa è un abile rinvio), che incalza, precipita, a compenetrarsi con l’ardore dello sberleffo nelle chitarre taglienti, epidermiche di Cangiano, la voce naturale, a tratti recitante, ma mai imperfetta, le cadenze calibratissime di Iadonisi (link di cui sopra N.d.A) alla batteria e il basso solidissimo, erotico, di Claudio Citarella. Gli intervalli al pianoforte di Vincenzo Cerrone, delicatamente swingati e luminosi, anticipano e reintroducono a più riprese lo straordinario orgiastico intermezzo scat/jazz – sospensione che assottiglia l’irriverenza, l’ironia agrodolce, amaramente goliardica e neorealista, di un ritratto fedele, cesellato, al limite dello stereotipo crudele e impietoso di un’assurda solitudine nazionale.






Per ulteriori informazioni relative a Sally Cangiano si rimanda alla pagina Facebook https://www.facebook.com/SallyCangianoPage/.

 
 
 

Commenti


©2018 by Lo Zibaldone. Proudly created with Wix.com

bottom of page