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Uno strappo nel cielo dell'anima/sotto il filo leggero della luna. Ultima promenade a Recanati.

  • Immagine del redattore: Alessia Lombardi
    Alessia Lombardi
  • 9 mag 2019
  • Tempo di lettura: 1 min


La sera, a Recanati, è qualcosa di diverso. Una nube di tenerezze immote, di terrori antichi; di solitudine rada, come pioggia sul finire dell'estate.

Mi ritrovo a passeggiare nei vicoli; a sbirciare nelle finestre curiose, bellissime, dei palazzi: a volo, sui tavoli imbanditi della gente, accanto ai televisori spenti, alle riviste addormentate sugli scaffali... e poi quel parrucchiere nell'angolo – così piccolo e sghembo – sul fondo quasi triste, un poco ombroso della strada; un libro per bambini, una tenda; nell'ultima vetrina ormai deserta.

Domani sarò via, da questa città. Lasciarla, è uno strappo nel cielo dell'anima; il cristallo della mia diversità – infranto sotto il filo leggero della luna.


Recanati è tanto strana; come il mio riflesso nel bagno dell'hotel, intorno alle ventidue, con addosso il buio e la malinconia del ritorno.

Recanati è tanto vuota; come la notte interminabile sullo schermo della mia TV.

Abbandonata. Come la mia sporca vertigine sulle paure sconosciute del mondo.

Non desidero tornare. Non lo desidero mai. Perché qui riposa il mio luogo felice –

felice da piangere; e mia madre che domanda con candore la definizione mancante al suo nuovo cruciverba.


Per mestiere scrive recensioni.


Critico.


Riprende il pensiero.

Penso che qui, a Recanati, pare di avere l'eternità alla portata misera del proprio sguardo; la vita dentro la propria vita, la morte... non si sa ben dove.

Puoi soltanto amarla, Recanati.

Con la morte, ecco... con la morte in fondo al cuore.

 
 
 

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