top of page

Scrivere di musica (e dei Pentothal).

  • Immagine del redattore: Alessia Lombardi
    Alessia Lombardi
  • 12 gen 2020
  • Tempo di lettura: 2 min


Ieri sera mi sono concessa un'altra sigaretta – la seconda, questo mese.

Erano da poco passate le ventidue, tra circa un'ora avrei ascoltato i Pentothal, e riflettevo sul mio lavoro. Scrivere di musica è straordinario: ogni concerto è qualcosa al limite dell’erotismo – dell'inverosimile, di tanto in tanto; è fare l'amore, ogni volta, per la prima volta, con un'entità primordiale… sì, insomma, è il piacere perfetto – come la sigaretta che sto fumando, a detta di Oscar Wilde; ma è anche il perfetto punto di contingenza con la coscienza dell'effimero, di quello che resta ma non resta mai del tutto, dei tavoli vuoti, della gente disattenta.


Quando i Pentothal salgono sul palco sono ormai le ventitré e trenta: il frontman è Alessandro Toto, una vecchia conoscenza de Lo Zibaldone, ex leader dei Radiocroma (https://alessialombardi996.wixsite.com/website/blog/radiocroma-il-suono-materiale); al basso, Gianluca Materiale; alla batteria, Massimo Di Palma. Il loro secondo album è uscito appena un giorno fa, per MiaCameretta Records, e già dal titolo è tutto un programma: Sopra la panca la capra campa… Sotto la panca la capra crepa.

Ad aprire la set-list è l'omonimo brano – e se in partenza può scatenare qualche spiazzata riserva, basta davvero pochissimo per rivelare la natura autentica, l'intento verace della band: lo straniamento dalla dimensione reale. Toto è un cantastorie allucinato, che tra il serio e il faceto ti insinua nel cervello l'inquietudine e l’angoscia, come un medicinale della verità – fuori dall’incubo terreno, in una galassia fiabescamente psichedelica dove pulsa prepotente l'essenza innata del groove. Perché è lui, il groove, la chiave di volta dei Pentothal: Materiale è una presenza discreta, sulla scena – forse la più discreta che abbia mai visto – ma le linee del suo basso torreggiano, vivono indipendenti, penetrano, filtrano, intessono e impregnano; Di Palma segue, con quel suo fascino spensierato, nella semioscurità che spetta sempre ai batteristi… ma l'occhio, l'orecchio, non di certo lo bypassa: ha un tocco morbidamente possente, apparentemente "maleducato", e di un'efficacia incontrovertibile. Così, si innescano loop indomabili e distorti, a coda di testi sfuocati, dissacranti, minimalisti – pretesto irriverente di un'orgiastica narrazione sonora, quasi un'avanguardia senza nome, di sensualità promiscua, che sguazza tra progressive, rigagnoli di jazz e rivoli di blues.

A questo punto, dei tavoli vuoti, della gente disattenta, di quello che resta ma non resta mai del tutto, non te ne frega un accidente: vale ancora la pena fare musica, scrivere di musica, varrà sempre la pena. Perché in principio era il Verbo, era la Parola, era il Suono. Senza, non saremmo la metà di quello che siamo.



Per ulteriori informazioni relative ai Pentothal si rimanda alla pagina Facebook https://www.facebook.com/PENTOTHAL-152277809248/?ref=profile.


Per ascoltare il nuovo singolo, In Arte Giumenta, si rinvia a https://www.youtube.com/watch?v=R5yBdPGfoI8.

 
 
 

Commenti


©2018 by Lo Zibaldone. Proudly created with Wix.com

bottom of page