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Oltre la stretta gabbia dell'armonia.

  • Immagine del redattore: Alessia Lombardi
    Alessia Lombardi
  • 25 gen 2020
  • Tempo di lettura: 3 min


Assistere ad un live di Sally Cangiano è come entrare al cinema e vedere un film d'autore: roba che non capita tutti i giorni; ma, quando succede, difficilmente lo potrai dimenticare. Ho conosciuto Sally a novembre, circa due mesi fa. Durante una cena di beneficienza all'Accordion di Fondi. Al tempo lavoravo come conduttrice per una radio locale, e avrei dovuto ospitarlo nel mio programma di lì a qualche settimana. Ricordo vividamente la mia reazione quando aprì la serata con Vasame, brano meraviglioso di Enzo Gragnaniello: la forchetta mi scivolò rovinosamente nel piatto delle lasagne, abbandonai con noncuranza il mio posto a sedere – tra gli sguardi incuriositi dell'intera tavolata – e mi avvicinai al piccolo palco sul fondo della sala. Dovevo capire meglio. Capire, percepire, penetrare una voragine introspettiva – psicoanalitica, quasi – che quel musicista riusciva ad ingenerare nello spirito del suo ascoltatore. Fino a farlo tremare. Forse, il merito è del jazz – che licendo di scardinare la stretta gabbia dell'armonia spezza i vincoli più diretti dell'inconscio; oppure è un dono raro, un carisma particolarmente funzionale, un grado di erotismo eccelso tra suono, gesto e pensiero.


A Le Querce di Cervaro, ieri sera, Cangiano non è da solo.

Alle loop machines, alla chitarra attrezzata di snare wire, del tradizionale SOLO PROJECT, si affianca Michele Avella, batterista degli Equipe 84 dal 2004 al 2009, tra i nomi di punta del drumming italiano. Mica il mio dirimpettaio, insomma.

Tutto questo può farmi schizzare l'autostima alle stelle, oppure affossarmela per i prossimi due anni... dipende se a prevalere è la mia esperienza giornalistica o musicale.

Lo spettacolo inizia alle ventuno e trenta, ed è sorprendente – a dir poco spiazzante, per la sottoscritta – scoprire come la set-list sia quasi del tutto differente da quella del progetto solista: la consueta linearità pacata delle ballads, partenopee e non, interrotta di tanto in tanto da guizzi funk (comunque tendenti al "morbido"), scompare. Improvvisamente. La presenza di Avella cambia le carte in tavola, ed ogni pulsazione ritmica, ogni frammento sonoro tramuta in un atomo opaco di blues, di jazz, di funk – ovviamente, di reggae... e il groove discende a iosa, pervade ogni cellula vivente e inanimata in giro per il locale. Si parte con una delicata ma potentissima Fragile, in portoghese, ed il crescendo non tarda ad arrivare: la voce di Cangiano è più black del solito, anche nelle proposte "classiche" di Pino Daniele (Quanno chiove); taglia come un bisturi, erompe e scava come acqua sorgiva; la sua intensità in scena è formidabile, padroneggia la chitarra con atavico furore benefico – un Pat Metheny dall'attitudine rock – ed è impossibile distoglierne lo sguardo. Si insinuano pezzi di James Senese (È 'na bella jurnata), Eric Clapton (Wonderful tonight), Sting (Englishman in New York, Roxanne), tra un'inattesa Pensiero stupendo, l'immancabile Wiked Game e Vasame – che io attendo sempre; è una petite mort, per il mio cervello. L'intesa con la batteria rasenta la perfezione; è un equilibrio scherzoso e imprevedibile, ma senza una falla; improvvisazione calibrata, scambio, dialogo continuo, tra gli assoli energici e sensuali di Cangiano e il tocco appassionato di Avella, che esplode a più riprese in godibilissimi inserti virtuosistici. E sì, vorresti davvero abbandonarti ad un'ovazione di novanta minuti, ma puoi soltanto tacere. Ogni microscopica particella del tuo essere è letteralmente, irrimediabilmente implosa. Questo è quanto.


A fine concerto ho l'assurda sensazione che il mio lavoro possa dirsi definitivamente concluso, proprio lì, davanti a tutti quelli che se ne vanno; perché le parole, in sostanza, non hanno significato, se non quello che noi vi attribuiamo con la nostra vita.

Leggendo questa recensione, oggi, dentro di voi non cambierà nulla. Cambierà qualcosa quando avrete la fortuna di ritrovarvi al mio posto: allora guarderete nelle vostre ferite ancora aperte, con coraggio, senza prima disinfettarle; e direte a voi stessi che per il talento c'è ancora posto, che siamo ancora in tempo per essere salvati dalla bellezza genuina di certe persone – certi Artisti che rivestono di dignità ogni cosa che fanno.



Per ulteriori informazioni relative a Sally Cangiano si rimanda alla pagina Facebook

 
 
 

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