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MUTONIA. L'eclettismo del sound sauvage.

  • Immagine del redattore: Alessia Lombardi
    Alessia Lombardi
  • 6 apr 2019
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 7 apr 2019



Un'alchimia trifocale sferzante, un groove acuminato di primitiva possanza: così lo splendore opaco dei Mutonia, giovanissimi figli dell'antica Fregellae, serpeggia con candore sussiegoso e protervo nello scenario arcano dello stoner/alternative rock.

La band ciociara, nata nel lontano 2009, gode di un prolifico decennale di attività; una vicenda caleidoscopica di influssi e sonorità villains che convergono in un sound polimorfo e magmatico, vocato ad una comunicazione di istintiva, viscerale carnalità: cifra stilistica è senza dubbio un eclettismo fresco, velatamente acerbo, che funge da propulsore ad una ricerca formale ed ideologica in evoluzione e rielaborazione costanti, distillata in frammenti compositivi dalla malía intrigante anche nei passaggi più nostalgici.

All'esordio punk italiano con l'album Mutonia Live 2010-2011 e all'EP-spartiacque Gain From Waste, edito nel 2012, che sancisce la consacrazione al rock alternativo di matrice anglofona, seguono due polverosi, crepuscolari full-lenght, Blood Red Sunset (2014) e Wrath of the Desert (2015), prove nevralgiche di un'intensità efferata e pastosa: il primo lavoro sembra trascinare il fantasma watersiano del memorabile The Final Cut, quasi occhieggiando alla medesima struttura concettuale; il secondo, decisamente maturo, vira la compagine creativa per le aride, insondate retrovie di un trip estatico, voluttuoso e struggente, emaciando l'inavvertito ascoltatore come rosa di gerico consunta dal deserto: la vocalità ruvida di Matteo De Prosperis (aka Prostin), la sua chitarra convulsa, corroborante e tellurica, penetra le aree più recondite della percezione uditiva con orgoglio brutale, virulento, sanguinoso; la sezione ritmica (Maurizio Tomaselli alla batteria, Fabio Teragnoli al basso) ingenera, poi, un detonante coacervo sauvage che riecheggia, a tratti, i più grezzi ed iconici Skid Row.


Con One Way Ticket, datato 2016, il trio ha fatto ritorno alla dimensione "in pillole" dell'EP, profilando una tracklist di appena cinque brani tra i quali spicca, per motivi e originalità, la distorta Generation Z(h)ero: il videoclip ufficiale, rilasciato il primo aprile, è un crudo spaccato di desolazione e abbandono, la dedica intima ad una generazione senza eroi che intravede nella musica uno spiraglio per ricominciare.



Generation Z(h)ero:


One Way Ticket (full-lenght):

Wrath of the Desert (full-lenght):

Blood Red Sunset (full-lenght):


Per ulteriori informazioni, si rimanda alla pagina Facebook dei Mutonia:

 
 
 

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