JAGO. Caravaggio bianco.
- Alessia Lombardi

- 8 lug 2019
- Tempo di lettura: 1 min

E se fosse la vita, un esangue riflesso dell'Arte?
Il quesito sorge spontaneo, di fronte la scultura di Jago: il marmo assume per consistenza lo spazio delle possibilità plastiche; assomma le pluralità dell'essere e modifica la percezione immota della coscienza. Penetra nella piaga languente, infetta, dell'umanità spenta e vitale; scova le rughe della solitudine, il solco dell'abbandono. Traccia corpi. Scava nel sacro. Trasuda sacralità per gli orifizi di occhi vuoti, ad inondare l'animo con la perversione sublimata del profano.
È la voce di un trentenne autodidatta, al secolo Jacopo Cardillo – dell'umiltà nuda, del potere dimesso; che giunge violentissima dalle retrovie di una Ciociaria ancora acerba, per certi versi insidiosa, e non avvezza (Frosinone la città nativa); che approda a New York, nell'Itaca metropolitana della cultura sincretica, e si consacra – tra la dannazione fortúita del caso e il talento mistico del perseverare.
Muscolo Minerale (2017), Venere (2018), Figlio Velato (2019), sono soltanto alcune delle opere inestimabili di questo straordinario Caravaggio bianco; ove la materia non conosce limitazioni – la realtà transeunte sfocia orgiastica nel nitore periglioso dell'inviolabile: il tutto, il niente assoluto, convergono nella carne viva e morente, nella perfezione imprecisa, voyeuristica, dell'individuo, della propria effimera parabola terrena.
Per sempre.
Muscolo Minerale: https://jago.art/opere/muscolo-minerale/
Figlio Velato: https://jago.art/opere/figlio-velato/
Per un profilo integrale relativo alla produzione di Jago si rimanda al sito ufficiale (adottato in sezione per le immagini sopracitate): https://jago.art/ o alla pagina Facebook: https://www.facebook.com/jagosound/.




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