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Daniele Scarsella: vivisezione emozionale.

  • Immagine del redattore: Alessia Lombardi
    Alessia Lombardi
  • 31 lug 2020
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 8 ago 2020



A contatto con la scena musicale underground dell'ultimo decennio, è presto chiara la sua propria natura "sotterranea" – a tratti invisibile, o in limine: è necessario scavare, sondare angoli e margini di luoghi e di tempo, perché l'essenza di certe forme d'espressione scagli la violenta bellezza che le appartiene contro la superficie patinata delle cose, del mondo precostituito, preconfezionato, dell'attuale monopolio discografico. Daniele Scarsella, classe 1972, sorano, è senza dubbio tra gli emblemi più autentici di tale realtà segreta: dai timidi esordi come paroliere alla fine degli anni Ottanta, attraverso la vetrina nazionale de La vita deraglia, di classica aderenza pop, si insinua uno straordinario processo conoscitivo, una parabola introspettiva/autoreferenziale dai risvolti quasi caveiani, che erompe nel magnifico Con l'olio nell'acqua (2010), doppio album in home-studio, montaliano per il suggestivo dualismo distanza/incontro, sottilmente prefigurato a partire dallo stesso titolo, struggente – rara l'intensità, la raffinatezza degli arrangiamenti, che coniugano con assoluta sapienza echi di scuola genovese e poetiche voragini jazz modulate sull'influsso mai pedissequo di Paolo Conte.


Con 11ndici, uscito in digitale lo scorso 22 aprile su Bandcamp per VOLUME, Scarsella vira nella direzione del concept (soluzione comunque sottesa nella precedente produzione), penetrando le umane dimensioni emozionali alla radice, sdoganandone la matrice simbolica, alchemica: un lavoro corale – per le maestranze coinvolte (tra gli altri, Roberto Pistolesi alla batteria, Maurizio Rosa alle chitarre, Adone Sabatini al basso, Fabio Raponi alle tastiere), per l'impianto a più livelli esistenziali e di profondità tematica che ne fanno un viaggio interiore permeato di spleen baudelairiano – originalissimo e prezioso, attentamente mescidato, finemente in bilico tra ascendenze e trovate; un diamante grezzo ma liscio, puro, vocato a conquistare dal primo vergine ascolto. La tracklist – undici brani, come il titolo di consuetudine anticipa – giunge corposa nel minutaggio ma fluida e godibile, condotta da una vocalità suadente e vigilata: apre l'ipnotismo lirico-melodico de Il fare, sollevato da un solo chitarristico di arioso riverbero, che prosegue nella successiva Verde assenzio, in un'incantata acida oscillazione tra rabbia e smarrimento; Un guanto per i miei anni è poi un inserto sagace, ritmo incalzante che occhieggia ad un certo Gazzè, dileguato nei due splendidi singoli, Sorridi e Ritorni – il primo, magistralmente venato dell'inquietudine della ballata popolare che rasenta il De André del Volume III; il secondo, una tradizionale ballad pop sensibilmente sopra la media, in particolare sul fronte delle sonorità. Intrus – Il tempo dei sogni è il cuore pulsante dell'itinerario, un'incursione onirica nei meandri di un'oscurità in parte floydiana, che sprofonda e risolve nei riff tortuosi, vorticanti, della tellurica Contro la mia testa, in qualche modo vicina all'energia dei Litfiba; di contro, la quieta e altalenante riflessione di Speranze – un sound liquido, appena rarefatto, che accompagna, sorregge, probabilmente tra i versi migliori del disco («si vive morendo/di lenta coerenza nel tempo/di passaggi d'età [...] si vive di stracci di memoria/di elementi visivi soffocati dal vento») ed esplode in un notevole assolo watersiano. Nella sensualità promiscua di Lulù emerge finalmente la lezione di Conte, carnalmente congiunta all'estro di Capossela, a spiragli non troppo reconditi di Metheny, Armstrong, e tracce di elemento spagnolo; Il giorno di Natale perpetra in sordina il mood, con un blues/jazz epidermico e ammiccante, guizzato in chiusura da una chitarra sgargiante. Serra le fila Exitus (Non avere paura), di morbidezza aerea e intima, un invito salvifico a consegnarci individui che sentono, che suggella ed esplica la preghiera laica a motore del progetto: «proteggi la purezza del nostro animo e il cammino su cui poseremo i nostri passi».




A questo link è possibile ascoltare tre estratti dell'album:


Singoli


Per ulteriori informazioni si rimanda alla pagina ufficiale dell'artista: https://www.facebook.com/danielescarsellaoff/




 
 
 

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